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Canto per il bambino di nome Palermo

Dieci anni, portava l'acqua.
Correva con la bici.
Con la bici è finito sotto a un camion.
Qui manca, è rimasto un vuoto.
L'anno scorso qui hanno sgozzato due di un altro quartiere.
La polizia ha fatto delle retate, il mercato per un po' non ha funzionato, ora è di nuovo in pieno ritmo.
Lo era la mattina in cui è passato il camion.
In chiesa c'era pure la banda.
E' rimasto un vuoto.
Un vuoto che si chiama Palermo.
Il bambino, Palermo.
Infame e irredimibile, opulenta e maledetta.
Palermo si metteva la brillantina in testa e si faceva i capelli a spazzola.
Aveva un amico pure lui con la brillantina e i capelli a spazzola.
Si fermava davanti alla mia libreria, guardava ‘ste strane cose, sbigottito, provocatorio,violento.
Quando a maggio abbiamo messo il lenzuolo per Falcone e Borsellino, Palermo è passato con un gruppo di amici, tutti con la brillantina in testa, tutti con gli occhi di chi guarda il mondo con acutezza e stupore. Palermo ha guardato il lenzuolo e ha cominciato a sfottere.
La banda di ragazzini se ne è andata.
Palermo è ritornato e ha chiesto, indicando il lenzuolo: perché?.
Gli ho detto, questi due hanno fatto cose importanti e io ogni anno li voglio celebrare, sono stati ammazzati per cercare di cambiare questa città .
Palermo si è messo a ridere, poi si è fatto serio, si è avvicinato al lenzuolo, lo ha
guardato, ha guardato le facce dei giudici serigrafate in azzurro, con un certo
stupore e un certo rispetto.
Mi ha guardato.
Gli occhi era limpidi e seri.
Palermo era molto curioso.
Una curiosità provocatoria e violenta
Per questa curiosità e questa violenza provocatoria
io canto il bambino Palermo,
i bambini Palermo,
con la brillantina in testa e gli occhi intelligenti
che per strada ci spingono e ci scippano
In loro è la speranza.
Non so come
senza l'appoggio di nessuno, perché nessuno si accorge di loro,
eppure solo in loro è riposta la speranza.
Ma di quale speranza canto? Canto la dignità.